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Baricco - Da Tucidide al nostro modo di stare al mondo.

Baricco in questo video leggendo Tucidide ci spiega alcune cose sulle nostre origini come civiltà, e sulle origini della figura dello...

Baricco in questo video leggendo Tucidide ci spiega alcune cose sulle nostre origini come civiltà, e sulle origini della figura dello storico.

Contesto storico.

Il tema è in parte relativo alla guerra del Peloponneso, definiamo il contesto storico.

La Guerra del Peloponneso, talvolta denominata come la seconda guerra del Peloponneso per differenziarla da un precedente scontro, si protrasse per circa 27 anni, dal 431 a.C. fino al 404 a.C., coinvolgendo le due principali potenze dell'antica Grecia, ossia Atene e Sparta.

Sintesi per punti della guerra del Peloponneso.

Fase Archidamica (inizio guerra - 421 a.C.):

  • Sparta conduce incursioni contro l'Attica.
  • Atene usa la propria flotta per attaccare le coste peloponnesiache.
  • Fase nominata in onore di Archidamo II, re di Sparta, nonostante la sua morte nel 427 a.C.
  • Periodo concluso con la pace di Nicia nel 421 a.C.

Rottura della Pace e Spedizione Ateniese in Sicilia (415 a.C.):

  • La pace di Nicia viene interrotta.
  • Atene intraprende una spedizione disastrosa in Sicilia.
  • Il fallimento della spedizione rinnova il conflitto per l'egemonia greca.

Fase Deceleica (413 - 404 a.C.):

  • Sparta promuove ribellioni tra le forze sottoposte ad Atene.
  • Aiuti economici spartani dalla Persia.
  • Errori strategici di Atene.
  • Vittoria della Lega peloponnesiaca nel 404 a.C., seguita dalla battaglia di Egospotami.

Conseguenze della Guerra:

  • Atene subisce un grave declino e riconosce l'egemonia spartana.
  • Guerra segna la fine del secolo d'oro della civiltà ellenica.
  • Forti ripercussioni su tutta la Grecia in termini di perdite umane ed economiche.
  • Atene non recupera più la sua precedente prosperità.

Fonti Storiche:

  • Opera principale: "La Guerra del Peloponneso" di Tucidide (termina con la battaglia di Cinossema nel 411 a.C.).
  • "Elleniche" di Senofonte prosegue la narrazione del conflitto dove Tucidide l'aveva interrotta.


Sintesi della presentazione della lettura (video di Baricco).

  • Contesto Storico: La Guerra del Peloponneso, combattuta nel quinto secolo a.C. tra le città-stato greche, principalmente Atene e Sparta.

  • Percezione Contemporanea: La guerra era vista dai contemporanei con un'intensità simile a quella delle guerre mondiali, durando quasi trent'anni e coinvolgendo tutte le polis greche.

  • Ferocia del Conflitto: La guerra si distinse per una ferocia estrema, che terrorizzò persino i Greci.

  • Narrazione Drammatica: Le vicende storiche greche sono descritte come se fossero state scritte da uno sceneggiatore, enfatizzando il dramma e il conflitto.

  • Atene contro Sparta: Le due città sono ritratte come rivali epici con profili e valori opposti - Atene, calma e razionale, e Sparta, iraconda e passionale.

  • Causa dello Scontro: Il conflitto tra Atene e Sparta nasceva dalla volontà di controllo ed egemonia, con le due città che emersero come le più forti dopo numerose battaglie minori.

  • Preparazione alla Guerra: Le due potenze si prepararono per una guerra inevitabile per la supremazia.

  • Significato Storico e Culturale: Lo studio della Guerra del Peloponneso offre una comprensione chiara delle radici culturali e storiche dell'occidente, paragonata a un geroglifico che illumina il passato.


Per capire meglio di cosa tratta Alessandro Baricco aggiungo una breve trascrizione iniziale del video qui sotto.


Breve Trascrizione Video

Parla nel video Alessandro Baricco.

Buonasera, grazie a esser venuti. Allora, nel quinto secolo avanti Cristo in Grecia si combatte una guerra che poi noi avremmo ricordato col nome di Guerra del Peloponneso. E fu, per i Greci di allora, e rimase poi per lungo tempo, "la guerra". Fu una guerra quasi trentennale che coinvolse tutte le polis della Grecia e che fu percepita da loro, quindi, come noi percepiamo le guerre mondiali cioè una guerra da cui non ti puoi sottrarre, che butta dentro tutti. Fu combattuta anche con una ferocia inaudita che spaventò gli stessi Greci, ma da cui non sembrano sottrarsi.

Spesso le storie greche  hanno un misterioso talento nel diventare storie come scritte da qualcuno che se ne intendeva, diciamo. E questa lunghissima battaglia sembra scritta da uno sceneggiatore e fu combattuta da due potenze, da due polis nemiche, che erano Atene e Sparta; che sono, sembra scritta che l'abbia scritto uno sceneggiatore, hanno dei caratteri che sono tipo Borg e McEnroe, per dire, oppure Mourinho e Guardiola. Cioè non solo sono nemici perché il destino li ha messi gli uni contro gli altri, ma anche sembrano fatti apposta per odiarsi perché il loro profilo è completamente differente: uno è calmo, l'altro iracondo, quello lì viene dal nord l'altro dal sud. In questo caso loro erano due civiltà, anche se naturalmente facevano parte della stessa civiltà greca, però, nel loro piccolo, nel loro profilo di polis e di piccoli imperi, avevano dei tratti che erano inevitabilmente destinati a scontrarsi.

Beh erano i due più forti e combatterono per cosa? Semplicemente per pigliarsi tutto. Era il sistema per migliorare il destino dei tuoi figli. C'erano tante polis e, la fine di molte piccole battaglie, sono rimasti queste due, erano i più forti. Si sono guardate a lungo pensando cosa fare e, alla fine, ha detto: "Va bene, niente da fare, qui una guerra ci vuole, è la facciamo". Erano civiltà guerriera quelle e non erano nemmeno lontanamente paragonabili a noi. Ma erano la sorgente da cui noi siamo arrivati. È una delle cose utili e belle ed emozionanti dallo studiare i Greci proprio, che questa percezione chiarissima che ti stai chinando sul punto da cui vieni. E quindi un punto in cui tutte le cose di cui tu vivi, i problemi, le cose non capisci, le cose che ti accadono sono in una forma aurorale e dunque chiarissima, cioè ridotta in un disegno perfettamente percepibile. Poi le cose si sono complicate, ma là è come un geroglifico, una cifra chiarissima.

Atene e Sparta, innanzitutto, erano città che vivevano con dei regimi completamente diversi. Come si sa Atene ha inventato la democrazia e si regolavano con questo strumento, che ha dell'utopistico e del folle, naturalmente. Nel suo nocciolo, che è il più bello da raccontarsi, loro erano una democrazia, in quanto votavano alzando la mano in assemblea i provvedimenti da prendere. La maggioranza vinceva. La c'è qualcosa di fantastico in un'idea del genere. Naturalmente poi, questo è quello che insegnano a scuola, quello che ci piace credere, naturalmente, che ha democrazia forse questa democrazia diretta fantastica. Naturalmente è bene ricordare alcuni particolari. È vero che andavano in assemblea su una collina vicino all'Acropoli, è vero che votavano per alzata di mano incredibilmente, dopo dei discorsi in cui gli uni e gli altri sostenevano delle tesi. Ma va anche ricordato che chi saliva su questa collina, o meglio chi aveva diritto a salire su questa collina, maschi perché, le donne non contavano nulla, cittadini di Atene che significava avere padre e madre di Atene. Cosa vuol dire, in sintesi? Una minoranza assoluta della nazione. 

Per noi è difficile, naturalmente, a distanza, non ci sono numeri, loro non si peritavano di numerare o quantificare i loro processi democratici. Ma, insomma, gli studiosi pensano che grossomodo avessero diritto a votare il 15 per cento di quelli che poi vivevano, e decidevano per tutti. Il 51 per cento del 15 per cento decideva per tutti. Questa è la democrazia quando è nata, con tutto il suo spirito utopistico e visionario. Ma era quello. Si potrebbe quasi descrivere come una specie di oligarchia, molto estesa. Certamente era una casta, per quanto molto grande, e che aveva il diritto a decidere i destini della polis. Sappiamo qualcosetta di più perché, naturalmente, se immaginate un'assemblea di 15.000, vi chiedete tante cose, tipo come facevano sentire discorsi, cioè, 15mila sono tanti.

Noi ... gli studiosi, pensano che, grossomodo, a queste assemblee arrivassero in 5-6 mila persone, compreso volta perché poi, alla fine, dice: "Vabbè, chiudiamo il centro ai pullman, solo pedonale, Votare". Sono cinquemila persone che alzano la mano e contare 1, 2, 3. E prima c'è il discorso di Alemanno (nota: politico romano del tempo in cui Baricco ha fatto questa rappresentazione teatrale) e poi c'è il discorso dell'opposizione, discorsi davanti a cinquemila persone. Però, certamente, il cuore di quella città era assembleare e una di questo tipo è indubbio. Ma, per dire, le donne non ha mai potuto dire nulla a proposito di niente. Era una società che sarebbe bene ricordare anche a scuola, si teneva in piedi perché aveva degli schiavi, servi nel migliore dei casi, spesso schiavi che erano di solito i nemici vinti in battaglie, portate a fare gli schiavi. Vivevano peraltro lavorando, gli Ateniesi, non tutti naturalmente, ma la spesso lavorano, ed erano immensamente fieri di questo loro modo visionario di stare al mondo e lo imposero quasi come un modello, tutto dove potevano imporlo. Il fatto di esportare la democrazia con la violenza nasce lì. Noi l'abbiamo ereditato in maniera splendida e lo applichiamo, ma è, nel momento stesso in cui inventare una democrazia, il fatto di andarla a imporre con la forza come modello culturale obbligatorio, era lì, proprio si abitavano uno nell'altro.

Sparta aveva, al contrario, un regime più tradizionale per il mondo di allora, cioè oligarchico. C'erano pochissime che comandavano i più forti. Ma in realtà, perché anche li è anche un po' di come il Barcellona e Real Madrid, Mourinho, cioè si tende sempre a stare da una parte, pensando che gli altri erano no? Gli Spartani aveva un ordinamento molto sottile che aveva un bilanciamento di poteri ammirevole. Ad esempio, avevano questa cosa curiosissima che avevano due re, che un caso molto singolare, due re perché così si equilibravano, che peraltro erano controllati da un con un consiglio di saggi, tutti anziani, 28, i più anziani, i più saggi, che li controllavano. Avevano cinque magistrati, una piccola assemblea, anche loro. Ma sostanzialmente non votavano alzando la mano. C'erano due famiglie reali, e quelli ... Per cui un'oligarchia piuttosto complessa, raffinata. Quindi, lo scontro fra due modelli politici, fra due modi di vedere il mondo, naturalmente, e lo era anche sotto altri profili.

Gli Ateniesi, lo sappiamo, ci hanno consegnato opere d'arte, cultura, pensiero. Non so se vi ricordate un'opera d'arte che venga da Sparta? Qualcuno ha mai visto in un museo qualcosa di indimenticabile o un poeta spartano? Mai. Perché erano scemi? No. Avevano un'idea molto precisa, cioè nascevano e vivevano per combattere. Loro erano organizzati intorno a una piccolissima élite di combattenti che, fin da piccoli, venivano addestrati alla guerra. Il servizio militare durava fino a 60 anni. Che voleva anche dire che a 56 anni erano in grado di combattere, perché d'altra parte non facevano altro. Come potevano permettersi questo? Un po' selezionando la specie, questo è uno degli aspetti più agghiaccianti di quell'area di quella civiltà, e un po' perché anche loro società era fondata sullo sfruttamento degli schiavi, molto più massicciamente di quanto fosse ad Atene. 

C'era uno spartiata, non mi ricordo, cioè gli Spartiati erano quelli li, dell'élite di combattenti, ogni 7 schiavi a Sparta. Questo lo sappiamo con una certa. Si erano limitati a prendere un popolo vicino e non ho presi tutti e hanno detto: "Beh, voi schiavi", fine. 

Questo spiega anche perché una cosa curiosa degli spartani, cioè che praticamente invincibili in battaglia per molto tempo, non andavano notoriamente non andavano volentieri a combattere, che questo dici: "Mah?!" . Ma c'era una ragione precisa: perché loro, essendo molto pochi, quando andavano a combattere, lasciavano la città sguarnita e temevano, il loro incubo era non che gli cadesse il cielo sulla testa come Asterix, ma che ci fosse un'insurrezione degli schiavi, che loro solitamente calpestavano senza nessun diritto. Quindi, ogni guerra per loro aveva questo rischio di essere beccati alle spalle da una rivolta degli schiavi. Per questo, erano molto prudenti e si muovevano proprio quando è strettamente necessario. 

In più, erano superstiziosi o religiosi, prendetela come volete, ed erano molto più legate ai vaticini agli oracoli. Cioè loro si preparavano, salutavano le mogli, armati stavano partendo per la battaglia e lì facevano un rito per sapere che ne pensavano lassù. E se il rito andava male, si stabiliva che non è tanto il caso. Loro si toglieva le armi, ritornavano a casa. "Tutto bene? Si. Dove siete andati? No niente siamo tornati perché ...". Ma l'hanno fatto molte volte, anche in situazioni decisamente drammatiche, ma non ce n'era proprio. 

Gli Ateniesi truccavano gli oracoli, per dirvi le eh eh , anche loro andavano, però tirarono giù la mazzetta. L'astuzia degli Atenesi era notoria. Gli Spartani eravamo questo stare al mondo, laconico come si dice, parlavano poco, ed era affascinantissima. Parlavano così poco che non ci ha lasciato niente. Questa è una delle ragioni per cui tendiamo a stare dalla parte degli Ateniesi

Dato che lo sceneggiatore aveva lavorato bene, gli Ateniesi erano invincibili in mare e gli Spartani erano invincibili in terra. Guerra perfetta. Se vediamo una cartina del tempo, che la cartina che fissa la Grecia ai tempi della della Guerra del Peloponneso, vi risulta abbastanza chiaro questa distribuzione di forze. Gli Ateniesi avevano un impero, una sorta di impero vero e per proprio, che qui in questa immagine vedete in arancione giallastro, diciamo, che è legato direttamente alla loro dominio sui mari.
[... trascritto fino al minuto 11:47 del video.]


Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Peloponneso

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