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Stato d'assedio, Duccio Balestracci, presentazione del libro.

Quando la guerra si siede e aspetta. Dimentichiamoci per un attimo i cavalli al galoppo, le cariche epiche e i clangori di spade sotto il so...

Quando la guerra si siede e aspetta.

Dimentichiamoci per un attimo i cavalli al galoppo, le cariche epiche e i clangori di spade sotto il sole cocente. La guerra, quella vera e persistente, più spesso non corre, anzi si siede. Ed è proprio in quel momento che comincia un assedio.

Con il suo libro Stato d'assedio, Duccio Balestracci ci invita a guardare dentro uno dei fenomeni storicamente più frequenti – e spesso fraintesi – della storia militare: l’assedio. 

Non si tratta solo di bastioni, catapulte e polvere da sparo, bensì di un’intera umanità sotto pressione, chiusa tra mura, paure e speranze, o accampata fuori da esse in attesa che il tempo faccia il suo corso.

Cosa possiamo imparare dal video?
Stato d'assedio: un viaggio allegro tra assedi, innovazioni e spirito umano

L’opera "Stato d'assedio – Assedianti e assediati dal medioevo all'età moderna" di Duccio Balestracci si presenta come un affresco vibrante e articolato di un fenomeno che ha attraversato i secoli. La presentazione, ispirata dagli interventi di Franco Cardini (tramite un testo letto) e delle domande puntuali di Chiara Frugoni, ci guida in un percorso che unisce aspetti militari, psicologici, culturali e persino un pizzico di ironia.

Etimologia dell’assedio: sedersi davanti al destino

La parola assedio ha radici antiche che raccontano più di quanto sembri. Deriva dal latino obsidium, che a sua volta ha origine nella locuzione ob sidere, composta da ob- (“davanti”, “contro”) e sidere (“sedersi”, “stare seduti”). In modo quasi teatrale (drammatico), l’assediante è colui che si siede davanti alla città, non per riposare, bensì per attendere, osservare, stringere la presa. Sedersi, in questo caso, non è un gesto pacifico: è un atto di dominio temporale, di pazienza armata. È come dire: “io resto qui finché tu non cedi”.

Questo “stare davanti” racchiude l’essenza dell’assedio: non è solo guerra di frecce o cannonate, è tensione, è psicologia, è presenza che pesa, angosciante. Ogni accampamento fuori le mura è una dichiarazione silenziosa: siamo qui per restare. E come spesso accade nell’etimologia latina, l’azione dice più della definizione. Sidere, verbo della stabilità, della permanenza, si trasforma in una forma estrema di pressione. Non si corre, non si carica, si sta. E nel tempo che passa, l’assediato comincia a perdere più per fame e paura che per forza.

Così, l’assedio è anche una lotta mentale, la messa in scena dell’attesa. E forse è proprio per questo che la parola ci suona così solenne, quasi rituale: perché racconta una scena in cui il tempo diventa l’arma principale.

Franco Cardini: una prefazione che illumina e sorprende

Franco Cardini ha offerto un intervento letto in cui ha elogiato l’opera di Balestracci. La sua analisi si apre con un apprezzamento sincero per la solidità e il tono lucido – e al contempo ironico – del libro, sottolineando l’autorevolezza della casa editrice Il Mulino. Cardini descrive il volume come un viaggio che, partendo dal pieno Medioevo e arrivando alla fine del XVIII secolo, si espande fino a toccare episodi antichi e moderni, inquadrando l’assedio come un “elettrocardiogramma sotto sforzo” che rivela le pulsazioni di emozioni e tensioni costanti nella storia.

Una riflessione interessante riguarda il sottotitolo, che pur essendo sincero ed esaustivo, potrebbe dare l’impressione di una trattazione limitata a un arco temporale definito. Tuttavia, l’approccio di Balestracci fa emergere la vitalità degli assedi, in ogni loro sfaccettatura, evidenziando il valore di studiare attentamente anche le “storie senza gloria” che spesso si nascondono dietro le grandi imprese.

Le domande di Chiara Frugoni: curiosità che fanno riflettere

Chiara Frugoni ha posto interrogativi preziosi, e ha contribuito a rendere il dibattito ancora più dinamico. Tra le sue domande, spiccano quelle riguardanti l’impatto della polvere da sparo. Essa ha ricordato come, nel pensiero di Petrarca, questa nuova “peste” della guerra portasse sgomento e cambiamento, e si è chiesta se altre testimonianze rispecchiassero questa trasformazione.

Altri spunti interessanti riguardano la differenza tra gli assedi nell’Italia dei Comuni e nelle monarchie nazionali. Frugoni ha evidenziato la frequenza degli assedi nelle città comunali, invitandoci a riflettere sulla diversità delle tattiche e delle strategie adottate in contesti politici differenti. L’interesse per le macchine d’assedio progettate da Leonardo da Vinci ha aperto una finestra sul connubio tra arte e ingegneria, invitandoci a considerare come l’invenzione e il genio creativo si mescolino a pratiche belliche millenarie.

Duccio Balestracci: tra innovazione e continuità storica

L’autore risponde alle domande con una chiarezza che fa da guida nel complesso universo degli assedi. Egli conferma il ruolo rivoluzionario della polvere da sparo, che ha trasformato le strategie difensive e offensive spostando l’attenzione dalle tradizionali mura alle nuove logiche dell’artiglieria. Le artiglierie inizialmente proseguivano la tradizione delle armi da getto, per poi evolversi e trasformarsi in strumenti essenziali sul campo di battaglia, influenzando persino l’architettura delle fortificazioni.

Le risposte si fanno anche spazio nel chiarire il ruolo degli “schioppetti”, che consentivano agli assediati di reagire in maniera ingegnosa, e nel contestualizzare la presenza di soldati professionisti, che sin dal Medioevo si integravano con le popolazioni locali in situazioni di emergenza. Un’attenzione particolare viene dedicata al contributo delle invenzioni di Leonardo da Vinci, le cui macchine d’assedio, seppur innovative, spesso rimasero al livello progettuale e teorico, integrandosi a una tradizione ingegneristica che aveva radici ben più antiche.

Un assedio che abbraccia i secoli: dalle mura di Costantinopoli all’Europa cristiana

Il volume si fa portale attraverso il tempo, illustrando come gli assedi abbiano contribuito a definire la storia e l’identità di intere civiltà. Duccio Balestracci traccia un percorso che va dall’assedio di Costantinopoli, passando per Malta, Vienna e Corfù, fino a collegarsi a conflitti moderni che ricordano, in maniera sorprendente, le stesse dinamiche di un tempo. Questa continuità storica sottolinea come il concetto di “stato d'assedio” sia un filo rosso che unisce eventi apparentemente distanti, facendoci comprendere che la storia è una grande tela su cui si dipingono emozioni e ideali condivisi.

Una lezione di storia e di ingegno umano

Il racconto degli assedi, con le sue dinamiche e le sue contraddizioni, ci offre un insegnamento prezioso: la storia, con le sue luci e ombre, si presenta come una fonte inesauribile di spunti per capire la natura umana. Duccio Balestracci, con la sua scrittura chiara e arguta, ci invita a riflettere sulla trasformazione delle tecnologie belliche e sull’evoluzione delle strategie difensive, senza mai dimenticare il ruolo centrale delle emozioni, come la paura e il coraggio, che hanno accompagnato intere comunità.

In definitiva, l’opera si rivela come una celebrazione della complessità degli eventi storici, un invito a guardare oltre la superficie dei conflitti e a cogliere la profonda umanità che anima ogni episodio bellico. Un percorso che rende omaggio a chi, in maniera eroica e spesso silenziosa, ha vissuto e plasmato la storia, e che ci ricorda come, in ogni assedio, si nasconda una lezione di vita, ingegno e, perché no, un pizzico di ironia che rende il passato ancora più sorprendente.

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